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Tag: riscaldamento globale

Italia e eventi estremi: una serie di quesiti.

Le agenzie di stampa sono inondate da dichiarazioni a dir poco preoccupanti. Gli eventi disastrosi della Riviera Ligure e della Lunigiana sono da ascrivere al riscaldamento globale. A livello regionale l’Italia, immersa nell’hot spot del Mediterraneo, avrebbe visto tra l’altro un aumento delle temperature ancora più incisivo, sia sulla terra che sul mare. Questa è considerata essere una evidenza di questa relazione di causa effetto.

Luca Mercalli, Vincenzo Ferrara, Stefano Caserini, e, nei giorni scorsi, Massimiliano Pasqui e Giampiero Maracchi. Con argomentazioni molto simili hanno tutti messo in evidenza il problema. Piove più forte perché fa più caldo e perché il mare è più caldo.

A tutti questi seri professionisti faccio una serie di domande che spero non cadano nel vuoto:

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L’ora delle bollicine

Si stappa lo champagne dalle parti di Nature. Dopo un primo post opinione cautamente ottimista, non ce l’hanno fatta proprio più e sono partiti i festeggiamenti:

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Results confirming climate change are welcome, even when released before peer review.

Il riscaldamento globale sta realmente accadendo – sul serio. Non c’era alcuna cospirazione o insabbiamento. Il peer review non ha fallito e gli scienziati che hanno trascorso decenni di lavoro cercando il modo migliore per gestire ed elaborare i dati si sono rivelati il modo migliore per gestire ed elaborare i dati, dopo tutto. Grazie, studio del Berkeley sulla temperatura superficiale della Terra (BEST).

I quattro lavori rilasciati la scorsa settimana dai migliori team della University of California, Berkeley, sono di indubbio interesse per i media, dato che sostengono ciò che viene rappresentato come la posizione del mainstream scientifico sul cambiamento climatico. Essi potrebbero anche rivelarsi attrattivi in politica, soprattutto negli Stati Uniti, dove avrebbero potuto essere utilizzati per combattere le affermazioni dei Repubblicani, che hanno effettivamente gettato via la scienza del clima. Ma la conclusione scientifica principale, che un secolo e mezzo di misurazioni strumentali confermano una tendenza al riscaldamento, è, beh, un po’ come un 1990 (fine della guerra fredda). […]
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Ciliegie fuori stagione

Se chiedete a chi è convinto della totale o quasi responsabilità umana sui cambiamenti climatici se è anche favorevole al cibo a chilometri zero, risponderà sì senza esitare un attimo.

Provate però a chiedergli se gli piacciono le ciliegie. Otterrete un’altro sì. Un gradimento così sfrenato da non resistere alla tentazione.

Studi come quello di cui parliamo oggi dovrebbero avere la bontà di uscire solo a maggio, nel mese delle ciliegie, così sapremmo in anteprima di cosa si tratta.

Ecco qua, dal Blog di Roger Pielke jr:

Increase of extreme events in a warming world

 

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Scettici siete, scettici resterete. Ora si può.

Ci stiamo girando intorno da qualche giorno. L’amico Teo ha detto che studierà e, se del caso, rivedrà le sue posizioni sul peso che può aver avuto nel computo dell’aumento delle temperature medie  globali l’effetto riscaldante delle aree urbanizzate. L’amico Donato si è detto tutt’altro che sorpreso, come molti altri, dalle affermazioni di base delle quattro draft presentate dal Berkeley Group. L’amico Maurizio, come sempre piuttosto disincantato, ha voluto sottolineare gli aspetti a suo dire poco corretti dell’aver provocato un battage mediatico sulle proprie conclusioni prima di averle sottoposte a revisione.

Ma il succo qual’è?

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Che avete da fare nel 2500?

Avete letto bene, 2500, non 2050, data che magari qualcuno potrà anche sperare di raggiungere, sempre se i facinorosi salvatori del Pianeta non decideranno di farci saltare per aria in stile campagna di marketing del 1010. Quella è la data fin dove si è spinta l’ultima simulazione delle variazioni del livello del mare, tra cinque secoli. A ‘corroborare’ in stile catastrofico i risultati di questa ultima fatica, non poteva mancare l’immagine di New York – per la precisione Manhattan – interamente sommersa dalle placidamente maligne acque dell’oceano.

Per carità, non che l’immagine c’entri nulla con questa ricerca, dal momento che per ottenere un innalzamento del livello del mare capace di combinare tanti guai ci vorrebbero 26.000 anni all’attuale rateo di innalzamento. Però fa effetto, come dire, arreda. E certamente nessuno di quelli che normalmente guarda dall’alto della torre d’avorio commiserando i poveri minus habens scettici che ne popolano la base avrà alcunché da dire. Il messaggio prima di tutto, questa è la parola d’ordine, anche prima di accendere i neuroni.

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Eventi estremi: Chi di mantra ferisce di mantra perisce

Alcuni giorni fa su Science Daily è uscito un articolo che preannunciava un intervento del climatologo Kevin Trenberth al meeting annuale della Geological Society of America tenutosi poi dal 9 all’11 ottobre. Il titolo della sessione era Extreme Climate and Weather events: Past, Present and Future. La presentazione di Trenberth nello specifico aveva questo invece questo titolo: The Russian Heat Wave and Other Climate Extremes of 2010.

Analizzando i dati relativi all’ondata di calore che ha colpito la Russia nel 2010, Trenberth arriva a concludere che l’evento ha avuto sostanzialmente una doppia radice, ovvero sia naturale che antropica. Per questo, come per altri (quasi tutti sembrerebbe) eventi estremi registrati nel 2010 e nella prima parte del 2011, periodo che non è stato affatto avaro al riguardo, Trenberth individua il contributo antropico nel fatto che abbiano avuto origine in zone del Pianeta caratterizzate da anomalie positive delle temperature di superficie del mare, avendo quindi a disposizione una maggiore quantità di vapore acqueo e di energia, scaricata poi nell’intensità degli eventi. Per la Russia in particolare, sarebbe stata la forza anomala del monsone indiano, appunto innescata dall’anomalia positiva della temperatura del mare, a generare le condizioni per la persistenza del blocco anticiclonico che ha poi favorito e alimentato le condizioni per l’intensa ondata di calore.

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