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Mese: Novembre 2011

Mirror posting: Le tasse sono buone Basta che siano verdi

Soddisfatto il famoso – per molti famigerato, Al Gore – ha ribadito che si tratta di “un momento storico”: “Con questo voto, il mondo è a una svolta fondamentale nello sforzo collettivo per risolvere la crisi climatica. Questo successo è il frutto del lavoro instancabile di una coalizione senza precedenti. E’ un voto che aiuta a salvaguardare il futuro di tutti gli australiani”.

Ma di quale incredibile provvedimento ambientale si tratta? Il parlamento australiano ha approvato la cosidetta “Carbon Tax”. A partire dal 2012, le aziende dovranno sborsare 23 dollari australiani, circa 17 euro, per ogni tonnellata di CO2 emessa nell’atmosfera. A detta di alcuni esperti, le cui dichiarazioni sono state riprese dai mass-media di tutto il mondo, siamo di fronte ad una delle più grandi riforme economiche dell’ultimo decennio, che riveste un ruolo importante anche a livello internazionale, in vista dei negoziati sul cambiamento climatico che si svolgeranno a Durban, in Sudafrica, nel mese di dicembre.

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E fu così che il tempo divenne il clima

Princeton researchers found for the first time that day-to-day weather conditions have become more erratic in the past generation. Days have increasingly fluctuated between sunny and dry, and cloudy and rainy with little in-between, which can have negative consequences for ecosystems, plants, solar-energy production and other factors that depend upon consistent weather. Green areas on this map indicate an increase in day-to-day solar radiation (sunshine) variability between 1984 and 2007; pink indicates a decrease. The portion over the Indian Ocean is voided due to a lack of consistent data. (Credit: Image courtesy of David Medvigy)

Clima ad alta frequenza, questa è la definizione con cui gli autori di un nuovo studio pubblicato sul Journal of Climate descrivono la variabilità meteorologica giornaliera.

Si passa più rapidamente dal solleone ai nubifragi? Il cielo è più sereno di sereno o più nuvoloso di nuvoloso? In poche parole, il tempo è più pazzo che mai in una sorta di marzo ripetuto per dodici mesi l’anno?

Da qualche parte nel mondo sembra di sì. In valore assoluto sul 35% della superficie del Pianeta, più precisamente nella fascia intertropicale africana e oceanica.

La fonte delle informazioi sono i dati raccolti dal Satellite Cloud Climatology Project e dal Global Precipitation Climatology Project, per un periodo di osservazioni che va dal 1984 al 2007 per le nuvolosità e dal 1997 al 2007 per le precipitazioni.

Però sembra che questa trasposizione nel quotidiano dei cambiamenti climatici – da notare il fatto che gli autori ammoniscono che questa incrementata variabilità potrebbe avere un decisivo impatto sulla generazione di energia e sulla capacità della vegetazione di assorbire CO2 – per essere una risposta locale ad un forcing globale abbia una caratteristica spaziale piuttosto eterogenea (qui, su Science Daily l’approfondimento ed il comunicato stampa).
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Precipitazioni intense: il “Tachisenzametro” ovvero il “Tachimatematico”.

Il tachimetro (dal greco ταχύς tachýs, “veloce”) è lo strumento di misura della velocità istantanea di un mezzo di trasporto, generalmente terrestre. Facciamo finta che ancora non sia stato inventato e che, delle carrozze e negli ultimi due secoli, siano stati archiviati solo i giorni in cui si sono mosse ed in questi, generalmente, quanti km  sono stati percorsi.

Ipotizzate ora che qualche  statistico-matematico armato di un ottimo calcolatore, effettui uno studio sull’evoluzione temporale della velocità aggregando i dati e calcolando giornalmente la “velocità della carrozza” come distanza giornaliera diviso le 24 ore. Alla fine, confrontando i dati,  ipotizziamo che si arrivi ad affermare scientificamente che le carrozze sono divenute più veloci di una volta.

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Tempi moderni: La Sindrome del Summer Sunny Day

SSSS, questa è l’abbreviazione. Non si tratta di una sindrome influenzale o, data la caratteristica estiva, di complicanze da eccessiva esposizione al Sole.

E’ una sindrome cui può andare incontro il sistema elettrico, ovvero le sue infrastrutture, per eccesso di offerta e scarsità di domanda.

Il denominatore comune delle fonti rinnovabili per eccellenza è infatti l’imprevedibilità. Il Sole brilla sempre, ma se ci sono le nuvole di sicuro non genera energia. Stesso effetto, anzi peggio, per le ore notturne. Il vento tira quando vuole. Può soffiare gagliardo e produrre grandi quantità di energia, ma non è detto che in quel momento ce ne sia bisogno, posto che la caratteristica imprescindibile della produzione e distribuzione elettrica è quella di rendere disponibile esattamente la quantità di energia necessaria in ogni momento.

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Clima passato, presente e futuro: non tutti i proxy sono sulla Terra

Sono meno di un paio di secoli che si misura la temperatura e sono ancora meno recenti le misure diffuse, dati cioè che possano in qualche modo avere un significato d’insieme, non solamente riferito al luogo dove sono stati raccolti. Per saperne di più, cioè per avere un’idea di cosa sia accaduto in passato, aspetto imprescindibile se si vuole cercare di capire cosa ci aspetta in futuro, si deve ricorrere a dati di prossimità, ovvero proxy.

Un dato di prossimità per la temperatura è qualcosa di cui si conosce, o si pensa di conoscere, come esso possa cambiare in funzione delle oscillazioni della temperatura. Proprio come il mercurio in un cilindro di vetro. Anelli di accrescimento degli alberi, sedimentazioni marine e lacustri, stratificazioni geologiche, carotaggi nel ghiaccio, sono tutte fonti di dati di prossimità. Hanno un denominatore comune: sono tutti sulla Terra.

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IPCC ed eventi estremi, prime indiscrezioni, molta incertezza.

Gli eventi estremi e il loro potenziale inasprimento ad opera del riscaldamento globale sono stati l’hot topic delle ultime settimane. Complici i fatti di cronaca, naturalmente, ma complici anche quanti hanno voluto commentare quella cronaca mettendo l’accento su di un presunto/previsto aumento dell’intensità e della frequenza di questi eventi nonostante il livello di comprensione scientifica dell’argomento sia effettivamente piuttosto basso.

A questo riguardo la comunità scientifica è in attesa della pubblicazione di uno Special Report dell’IPCC che si propone di affrontare l’argomento. In questa settimana la prima sessione congiunta dei Working Group I e II dell’IPCC si riunirà insieme ai rappresentanti dei paesi membri a kampala, in Uganda, per l’approvazione del Summary for Policy Makers e del corpo stesso del report (qui per il press release).

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FRANE: “Dalla brace alla padella”

“In Italia c’è una frana ogni 27 ore e un morto per frana ogni 8 giorni, attualmente sull’Appennino tosco-emiliano sono in atto 600 frane”, questi i dati forniti dal Presidente dei Geologi durante una conferenza che si è svolta a Roma dal titolo: “Strategia della sopravvivenza”. L’evento ha fatto seguito all’appello rivolto dal Presidente del Senato dal Campidoglio allarmato dalla gravità della situazione che minaccia il mondo ed il nostro paese in particolare.

Si parla delle frane ed alluvioni di questi giorni in Liguria e Toscana?

Leggo meglio l’articolo de “IL SOLE 24 ORE”: sono presentati problemi nella gestione dell’acqua ma stranamente non si parla né di “desertificazione” né di “piogge tropicali” né di riscaldamento globale dovuto all’emissioni di CO2 umane, inoltre l’apparato tecnico del Servizio geologico nazionale è di soli 5 geologi e non usa immagini satellitari e tecnologia sofisticata. Ma il Presidente del Senato è Amintore Fanfani!

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Sì, sì no, mo’ me lo segno

“Ricordati che devi morire”. “Sì, sì no, mo’ me lo segno”. Indimenticabile battuta di Massimo Troisi nel film “Non ci resta che piangere”. Bene, ce lo siamo segnato.

Quante ne abbiamo sentite e ne sentiamo di profezie del genere in materia di clima e riscaldamento globale?

Novantanove mesi alla catastrofe del clima, milioni di profughi climatici che bussano alla porta etc etc. Era il gennaio del 2007, così si leggeva su The canadian:

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Il Dio Stercuzio, il petrolio e l’ammoniaca.

Gli antichi romani veneravano, tra gli altri, un Dio della fertilità agricola: Stercuzio o Dio dello sterco, pur affidandosi alle preghiere verso una divinità avevano già capito che la fertilità dei terreni dipendeva dalla concimazione organica. Avevano infatti constatato che il letame, soprattutto ovino ma anche bovino e equino, utilizzato per concimare i campi e gli orti, aumentava la produzione e rendeva gli ortaggi e la frutta  più saporiti.

Purtroppo gli agricoltori moderni  preferiscono ai reflui i concimi minerali di sintesi come l’urea che però peggiora la fertilità dei terreni soprattutto quelli dove è massima l’asportazione di sostanza organica dai terreni, cioè i terreni a foraggi ma anche i terreni dove si asportano paglie o stocchi. Questo è l’inizio della relazione alla fiera di Cremona di un decano dell’agronomia italiana il prof. Tommaso Maggiore che insegna all’università di Milano.

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Che si decidano, magari rifacendo qualche conto…

Leggiamo su Meteoweb:

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In 20 anni nel mondo si sono registrati oltre 650mila morti causati da circa 14mila eventi meteorologici estremi, con una perdita di oltre 2mila miliardi di dollari. E gli eventi estremi che hanno funestato l’Italia nelle ultime settimane, mietendo anche molte vittime, sono un campanello d`allarme anche per il nostro paese: “L`Italia – l’allarme lanciato dal Wwf – non può continuare a ignorare il cambiamento climatico, anche perché il suo territorio, reso fragile dall`intervento umano, dalla cattiva gestione e dalle caratteristiche morfologiche, è fortemente a rischio. Al contrario, la urgente pianificazione della messa in sicurezza del territorio e della prevenzione dei rischi dovrà tenere conto dell`aumento del numero e dell’intensità dei fenomeni, provocata dal riscaldamento globale“.
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